La strage di Cutro non è stata un incidente imprevedibile


Araldica81
CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il 12 Marzo si è tenuta a Cutro una grande manifestazione di denuncia dell’operato del governo riguardo al mancato salvataggio di un’imbarcazione il cui naufragio ha provocato la morte di oltre 90 persone. Pochi giorni dopo, un’altra imbarcazione naufragava nella zona libica di recupero e salvataggio. Di fronte alla comunicazione da parte della guardia costiera libica di essere impossibilitata ad intervenire, niente si è fatto da parte del governo italiano che si è trincerato dietro il pretesto che quella non era zona di sua competenza. Altre 30 persone sono morte, mentre 17 sono state salvate da un mercantile che si trovava nell’area.

Vogliamo oggi condividere con voi parte del comunicato con cui numerosissime associazioni, dalle ACLI all’ANPI, dall’ARCI ad Emergency, dalla Caritas ad Amnesty International, insieme a tante altre, hanno convocato la manifestazione di Cutro e che rappresenta la piattaforma su cui tutti coloro che tengono a cuore la sorte dei migranti e che intendono contrastare una politica disumana dovranno mobilitarsi nei prossimi mesi per opporsi alle scelte di chi ci governa.

La strage di Cutro non è stata un incidente imprevedibile. È solo l’ultima di una lunghissima serie di tragedie che si dovevano e si potevano evitare.

Le persone che partono dalla Turchia, dalla Libia o dalla Tunisia sono obbligate a farlo rischiando la vita a causa dell’assenza di canali sicuri e legali di accesso al territorio europeo.

I governi hanno concentrato i loro sforzi solo sull’obiettivo di impedire le partenze, obbligando chi fugge da guerre, persecuzioni e povertà a rivolgersi ai trafficanti.

Se le persone morte nel mare davanti a Cutro avessero potuto chiedere e ottenere un visto umanitario, non avrebbero rischiato la vita.

Se ci fosse stato un programma di ricerca e salvataggio europeo o italiano, quel terribile naufragio si sarebbe potuto evitare.

Sulle responsabilità delle autorità competenti indagherà la magistratura.

Ma chi ha responsabilità politiche, in primo luogo il governo, non può ribaltare la realtà e scaricare sulle vittime il peso di una strage che ha visto la perdita di tanti esseri umani che si potevano e si dovevano salvare.

È arrivato il momento di dire basta e di fermare le stragi.


– Chiediamo un’indagine seria che faccia chiarezza su quanto è successo.

– Chiediamo di istituire una Commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi di frontiera.

– Chiediamo di realizzare immediatamente un programma europeo di ricerca e salvataggio in tutto il Mediterraneo, e sollecitiamo il governo italiano a chiedere agli altri Stati membri di implementare questo programma.

– Chiediamo di attivare i visti umanitari previsti dal Regolamento Europeo dei Visti, consentendo così alle persone in fuga da guerre e violenze l’attraversamento delle frontiere europee in sicurezza e legalità.

– Chiediamo di attivare ogni via d’accesso complementare, a partire dai reinsediamenti, dai corridoi e da altre forme di sponsorship e di ampliare i canali regolari di ingresso, senza usare questi strumenti per giustificare politiche di chiusura e respingimenti delegati a governi non UE.

– Chiediamo di fermare ogni iniziativa e programma di esternalizzazione delle frontiere e di promuovere accordi bilaterali condizionati dal rispetto dei diritti umani e non dal controllo dei flussi migratori.


È il momento di dire basta ad ogni forma di strumentalizzazione politica e di fermare le stragi.