La condizione delle persone migranti LGBTQIA+ in Italia

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La situazione dei diritti umani delle persone LGBTQIA+ continua a essere globalmente allarmante: sono 73 gli Stati che hanno norme esplicite che criminalizzano i rapporti sessuali consenzienti tra adulti dello stesso sesso. Per capacitarsi della grandezza di questo numero, basti pensare che questa cifra corrisponde a circa un terzo dei Paesi nel mondo. Da sommarsi inoltre al fatto che in 13 Paesi aderenti alle Nazioni Unite – pari al 6% – è prevista la pena di morte per chi ha rapporti omosessuali. 

All’interno dell’Unione Europea, la comunità LGBTQIA+ è ancora oggetto di odio e violenza e, ancora oggi, gli Stati membri presentano atteggiamenti contrastanti e ambigui riguardo al riconoscimento dei diritti dei richiedenti asilo LGBTQIA+. 

Dal proprio canto, il diritto internazionale non tutela esplicitamente le persone migranti LGBTQIA+ con leggi specifiche, né la Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951 le include, ma la giurisprudenza internazionale, considerando i Principi di Yogyakarta del 2006, la Carta Europea dei diritti fondamentali del 2000 e le Linee Guida dell’UNHCR del 2012, ha deciso di includerle in nome del principio di non discriminazione. Stessa cosa ha fatto la giurisprudenza italiana in una sentenza del 2015. 

Ciononostante, il 9 marzo 2023 la Commissione Parlamentare italiana ha preso sotto esame la proposta del deputato leghista Igor Iezzi di sopprimere l’orientamento sessuale e l’identità di genere dal ventaglio di causali per fare richiesta di protezione speciale. 

Difatti, ad aprile il Parlamento Europeo ha redatto una Proposta di Risoluzione nella quale accusa l’Italia, insieme alla Polonia e all’Ungheria, di portare avanti una retorica anti-lgbtqia+ e in cui si legge che il Parlamento «esprime preoccupazione per gli attuali movimenti retorici anti-diritti, anti-gender e anti-Lgbtiq a livello globale, alimentati da alcuni leader politici e religiosi in tutto il mondo, anche nell’Ue» e che «tali movimenti […] legittimano la retorica secondo cui le persone lgbtiq+ sono un’ideologia anziché esseri umani».

Sull’onda di questo oblio giuridico, pare necessario sottolineare che molte di queste persone che decidono o sono costrette a migrare subiscono nel proprio Paese di origine una serie di violenze perpetuate nel tempo. Si parla di discriminazioni socio-culturali quando si è stigmatizzati dalla propria famiglia, dalla propria comunità ed emarginati a causa dell’appartenenza alla comunità LGBTQIA+; si parla di violenza sistemica quando anche lo Stato (i cittadini, le forze dell’ordine e le forze paramilitari) in cui la persona nasce e cresce viola i suoi diritti fondamentali attraverso persecuzioni, uccisioni in nome del delitto d’onore o con la pena di morte; si parla anche di violenza psicologica e/o fisica, talvolta anche di natura sessuale, perpetuata da ognuno di questi attori sociali. 

Le conseguenze di tale vulnerabilità possono essere molteplici: molto probabilmente, la persona potrebbe cercare di nascondere il proprio orientamento o identità di genere per evitare ripercussioni; potrebbe inoltre sviluppare l’omofobia o transfobia interiorizzata, rifiutando questa componente della propria identità: la persona potrebbe dunque arrivare a odiare se stessa e avere veri e propri pensieri suicidari; infine, una conseguenza potrebbe essere che la persona decida o sia costretta ad abbandonare il proprio Paese per cercare un luogo in cui poter essere se stessa in libertà. 

Come è facile immaginare, la situazione delle persone migranti LGBTQIA+ che arrivano in Italia è molto delicata: si ritrovano spesso a essere vittime di una doppia stigmatizzazione e a venire dunque discriminate sia in quanto persone migranti, sia in quanto persone LGBTQIA+. È molto probabile che queste evitino di entrare in contatto con altre persone migranti provenienti dallo stesso Paese, oppure che ne vengano esplicitamente allontanate: è così che viene a mancare quella rete di supporto che solitamente aiuta la persona a socializzare e a trovare informazioni e sostegno concreto nel proprio percorso di inserimento nel contesto del paese di accoglienza. Per esempio, questa potrebbe faticare ulteriormente a trovare un alloggio e un lavoro. Inoltre, nel contesto dei centri di accoglienza, avrà il timore che il suo orientamento o identità venga rivelato agli altri ospiti e che da ciò derivi la perpetuazione della discriminazione già subita. 

Per emergere nella sua complessità, ognuna di queste storie avrebbe bisogno di uno spazio in cui essere raccontata, ognuna di queste persone avrebbe bisogno di vedere la propria voce amplificata e di ricevere ascolto; nonostante quello attuato dalla legislazione internazionale possa essere percepito come un passo nella giusta direzione, il cammino da percorrere per poter parlare di diritti umani rispettati è ancora molto lungo. 


Nota:
LGBTQIA+ è un acronimo che viene utilizzato per identificare le persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersessuali, Asessuali e chiunque non si definisca come eterosessuale o cisgender. 


Bibliografia

– Aidi, S., Comunità lgbtqia+ e migrazioni: il diritto all’autodeterminazione, su «piuculture», 31 maggio 2023.
https://www.piuculture.it/2023/06/comunita-lgbtqia-e-migrazioni-il-diritto-allautodeterminazione/ 

– Colombo, M., Pizzetti, B., Vitali, L., La vulnerabilità delle persone migranti e richiedenti asilo. Guida pratica, Brescia, 2022.

– D’Elia, R., Gay Help Line per le richieste di protezione internazionale,  su «piuculture», 22 giugno 2022.
https://www.piuculture.it/2022/06/gay-help-line-migranti-lgbtqi-richiesta-di-protezione-internazionale/ 

– Epsilon, Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender And Migrant: A European Story Of Discrimination And Empowerment, United Kingdom, 2018.
https://www.epsilonproject.eu/final-epsilon-project-report-and-training-launched-making-lgbt-migrant-and-refugees-voices-stronger/ 

– International Lesbian and Gay Association (ILGA), State-Sponsored Homophobia 2020: Global Legislation Overview Update, dicembre 2020.
https://ilga.org/downloads/ILGA_World_State_Sponsored_Homophobia_report_global_legislation_overview_update_December_2020.pdf

– Lanni, A., L’omofobia e i rifugiati Lgbti, su «UNHCR Italia». https://www.unhcr.org/it/risorse/carta-di-roma/fact-checking/lomofobia-rifugiati-lgbti/ 

– Liboni, L., L., Mille baci: rifugiati Lgbti in Italia, fra ostacoli e buone pratiche, 26 luglio 2018, su «openmigration».
https://openmigration.org/analisi/mille-baci-rifugiati-lgbti-in-italia-fra-ostacoli-e-buone-pratiche/ 

– Manetti, C., Essere omosessuale è un crimine in 69 Paesi del mondo, su «Lasvolta», 6 giugno 2022.
https://www.lasvolta.it/2107/essere-omosessuale-e-un-crimine-in-69-paesi-del-mondo 

– Parlamento Europeo, Proposta di risoluzione sulla depenalizzazione universale dell’omosessualità, alla luce dei recenti sviluppi in Uganda – B9-0223/2023, 18 aprile 2023.
https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/B-9-2023-0223_IT.html 

– Parlamento Italiano, Testo unico sull’immigrazione – D.Lgs. n. 286/1998, aggiornato al 5 luglio 2023.
https://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/04/09/testo-unico-sull-immigrazione 

https://www.quore.org/richiedenti-asilo-rifugiati-omosessuali-accoglienza-raro-lgbt/