Nepal, un mese dopo l’alluvione: un aggiornamento

È passato più di un mese dalle alluvioni che, il 26 agosto 2026, hanno colpito diverse aree del Nepal, causando vittime e ingenti danni alle comunità, alle abitazioni e alle infrastrutture, in particolare nella valle del Trishuli e nei distretti di Nuwakot e Rasuwa.

A distanza di alcune settimane, le conseguenze dell’alluvione sono ancora molto presenti sul territorio. Le operazioni di soccorso e di ricerca delle persone disperse sono proseguite, mentre le autorità e le organizzazioni impegnate nell’emergenza stanno lavorando per rispondere ai bisogni delle popolazioni colpite e per valutare i danni a servizi e infrastrutture.

GIUSTIZIA CLIMATICA E GIUSTIZIA AMBIENTALE:
L'alluvione ha riportato con forza al centro anche il tema della giustizia climatica. Il Governo nepalese ha chiesto 20 milioni di dollari al Fondo ONU per le perdite e i danni (Loss and Damage Fund), istituito per sostenere i Paesi più vulnerabili di fronte agli impatti dei cambiamenti climatici. La cifra rappresenta però soltanto lo 0,7% dei 2,7 miliardi di dollari di danni e perdite stimati in seguito all'alluvione. Se si considerano anche i costi della ricostruzione, stimati in circa 4,8 miliardi di dollari, i 20 milioni richiesti coprirebbero appena lo 0,3% del fabbisogno complessivo. Il Governo nepalese stima infatti che la ricostruzione possa richiedere complessivamente tra i 4 e i 5 miliardi di dollari. (Fonti: https://tg24.sky.it/mondo/2026/09/02/nepal-tibet-alluvione-frana-news https://www.rinnovabili.it/clima-e-ambiente/cambiamenti-climatici/alluvione-tibet-nepal-danni-fondi-clima-guterres/)

La sproporzione tra i danni subiti e le risorse disponibili è uno degli elementi centrali del dibattito sulla giustizia climatica. Il Nepal contribuisce in misura molto limitata alle emissioni globali, ma è fortemente esposto agli effetti del cambiamento climatico, anche a causa della particolare vulnerabilità degli ecosistemi e delle comunità montane. Il Governo ha quindi presentato la richiesta di sostegno internazionale non soltanto come una necessità legata alla gestione dell'emergenza, ma come parte di una più ampia questione di responsabilità e di equità nella risposta alla crisi climatica. Il tema è stato portato dal Primo Ministro nepalese Balendra Shah anche all'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 24 settembre, dove ha richiamato la particolare vulnerabilità dei Paesi montani e la necessità di rafforzare il sostegno internazionale. La questione dei finanziamenti per le perdite e i danni sarà inoltre al centro del dibattito internazionale nei prossimi mesi, anche in vista della COP31, prevista in Turchia a novembre.

I RISCHI PER LA SALUTE
Con il progressivo ritiro delle acque emergono anche nuove criticità legate alla salute pubblica. L'alluvione ha danneggiato sistemi di approvvigionamento dell'acqua, strutture igienico-sanitarie e servizi sanitari, mentre migliaia di persone sono ancora sfollate e vivono in abitazioni temporanee o centri di accoglienza. Queste condizioni possono aumentare il rischio di malattie trasmissibili e di infezioni legate all'acqua e alle condizioni igieniche.

UNICEF ha stimato che, già nei primi giorni successivi all'alluvione, almeno 22.000 bambini necessitassero urgentemente di acqua sicura, servizi igienici e interventi di igiene. Per questo motivo il Governo nepalese e l'OMS hanno rafforzato la sorveglianza epidemiologica nelle aree maggiormente colpite, in particolare nei distretti di Rasuwa e Nuwakot. Sono stati messi a disposizione oltre 5.000 test diagnostici rapidi per diverse malattie infettive e materiali per il trattamento del colera e la potabilizzazione dell'acqua.

La prevenzione è già entrata nella risposta all'emergenza: il 10 settembre è iniziata una campagna di vaccinazione orale contro il colera a Rasuwa e Nuwakot e, al 15 settembre, oltre 50.000 persone avevano ricevuto il vaccino. Sono state inoltre rafforzate le vaccinazioni antitetaniche per il personale sanitario, i soccorritori e gli altri operatori impegnati nelle aree colpite. Al momento le autorità non segnalano un'epidemia, ma la sorveglianza continua proprio per individuare rapidamente eventuali focolai.

COSTI UMANI E RIPRESA DELL’ISTRUZIONE
A oltre un mese dall’alluvione, il bilancio delle vittime continua a essere aggiornato. Secondo i dati della National Disaster Risk Reduction and Management Authority (NDRRMA), al 20 settembre risultavano 1.451 persone decedute e 5.786 ancora disperse. Le autorità precisano che il numero dei dispersi è ancora soggetto a verifiche e potrebbe quindi cambiare con il proseguire delle operazioni di ricerca e identificazione. (Fonte: https://mofnepal.github.io/rasuwa-flood-update/en/rescue/2026-09-17/?utm_)

Tra le conseguenze più gravi del disastro c’è anche l’interruzione dell’istruzione. Secondo UNICEF, l’alluvione ha coinvolto oltre 14.000 bambini in 62 scuole e centri di apprendimento nei distretti di Dhading, Nuwakot e Rasuwa. Il bilancio nella comunità scolastica è particolarmente pesante: circa 440 studenti e personale scolastico risultano morti o dispersi, tra cui 414 bambini.

Per permettere ai bambini di tornare a studiare mentre le strutture danneggiate vengono ripristinate, sono stati allestiti 48 centri temporanei di apprendimento, che al 23 settembre avevano consentito a più di 1.400 bambini di riprendere le attività. In alcuni casi, tuttavia, le scuole continuano a essere utilizzate come rifugi per le famiglie sfollate, mentre i danni a strade e ponti rendono ancora difficile raggiungere alcuni istituti (dati di UNICEF).

SPOSTAMENTI E INFRASTRUTTURE
Tra le conseguenze gravi dell’alluvione c’è la distruzione delle infrastrutture che collegano le comunità colpite al resto del Paese. Le prime valutazioni delle autorità hanno registrato 32 ponti completamente distrutti e oltre 40 chilometri di strade spazzati via o gravemente danneggiati. Tra i collegamenti più colpiti c’è quello che da Betrawati, nel distretto di Nuwakot, arriva fino a Rasuwagadhi, al confine con la Cina: un’importante via di comunicazione per le comunità locali e per gli scambi commerciali e turistici tra Nepal e Tibet. Il ripristino dei collegamenti e dei servizi essenziali è quindi una delle principali sfide della fase attuale. Alcuni passaggi sono già stati riaperti attraverso strutture provvisorie, ma la ricostruzione definitiva di strade, ponti e impianti richiederà tempi e risorse considerevoli. 

PASSI FUTURI
È in questo contesto che anche UPESS, a Betrawati, si trova oggi a dover affrontare una situazione completamente diversa da quella precedente all'alluvione. La scuola e l'area circostante sono state gravemente colpite e, come abbiamo raccontato nel nostro precedente aggiornamento, la comunità scolastica ha subito perdite e distruzioni molto pesanti.

Il 1° ottobre El Comedor Giordano Liva, grazie ai due volontari Massimiliano e Marcello, si recherà nell'area per raccogliere ulteriori informazioni sulla situazione della scuola e delle famiglie e per contribuire direttamente, attraverso un primo intervento di aiuto materiale, alla risposta all'emergenza. Le informazioni raccolte durante la visita ci permetteranno di comprendere meglio la situazione e di accompagnare, insieme ai nostri partner locali, i successivi passaggi.

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