Il 26 agosto 2026 il Nepal è stato colpito da una delle più gravi catastrofi naturali degli ultimi anni. Una violenta piena ha attraversato il corridoio del fiume Trishuli, nel centro-nord del Paese, provocando distruzioni enormi nei distretti di Rasuwa, Nuwakot, Dhading, Chitwan, Gorkha e Tanahun.
L'evento, originato nell'area himalayana al confine con il Tibet, è probabilmente legato al collasso di ghiaccio e detriti che ha successivamente provocato un improvviso aumento della portata del fiume. L’ondata di piena ha attraversato rapidamente il bacino fluviale a valle, travolgendo abitazioni, infrastrutture e intere comunità. Le cause precise dell'evento sono ancora oggetto di valutazione.
La piena ha raggiunto Betrawati, Trishuli e Devighat, distruggendo case, attività commerciali, ponti e strade e lasciando alcune comunità isolate. Le immagini e le testimonianze raccolte nei giorni successivi restituiscono la dimensione della devastazione: in alcuni punti interi tratti degli insediamenti lungo il fiume sono stati cancellati dall'acqua e dal fango.
Il bilancio umano è ancora in evoluzione. A una settimana dal disastro continuano le operazioni di ricerca e recupero e migliaia di persone risultano ancora disperse, mentre il numero delle vittime accertate ha ormai superato il migliaio, secondo gli ultimi aggiornamenti delle autorità nepalesi. Secondo il bollettino della National Disaster Risk Reduction and Management Authority (NDRRMA) delle ore 9 del 2 settembre sono stati recuperati 1.114 corpi nelle aree colpite. La stessa fonte indica 3.916 persone ancora non rintracciate e 292 feriti; quasi 12.000 persone risultano essere state tratte in salvo. La difficoltà di raggiungere alcune zone, la distruzione delle vie di comunicazione e la possibilità che molte persone siano state trascinate a valle rendono ancora impossibile stabilire un bilancio definitivo.
Betrawati e la nostra scuola
Per El Comedor Estudiantil Giordano Liva ODV, questa emergenza ha un significato particolare. Nel territorio di Betrawati, nell'area di Nuwakot, si trova infatti la Uttargaya Public English Secondary School (UPESS), la scuola con cui collaboriamo da anni.
La mattina del 26 agosto la scuola ospitava più di 360 studenti, provenienti anche dalle comunità di Rasuwa e Nuwakot. Molti bambini erano arrivati da poco, mentre gli studenti del convitto stavano facendo colazione. Quando l'ondata di piena ha raggiunto l'area, insegnanti e personale hanno cercato di portare gli studenti verso le zone più alte. Secondo le testimonianze raccolte dalla stampa locale o da fonti dirette, un uomo che si trovava nella zona ha avvertito la scuola gridando che stava arrivando una grande piena. L'allarme ha permesso agli insegnanti di iniziare rapidamente l'evacuazione.
La scuola è stata però investita dalla piena e gravemente devastata, ricoperta dall'acqua, dal fango e dai detriti. Nei giorni successivi, mentre venivano ristabiliti progressivamente i contatti con le famiglie, sono emerse informazioni drammatiche sulla sorte di alcuni studenti.
Al 1° settembre, l'organizzazione per i diritti umani INSEC ha riferito del ritrovamento dei corpi di due studenti della Uttargaya Public English Secondary School a Nawalparasi East (https://inseconline.org/en/main_news/156767/). Secondo le informazioni preliminari raccolte dall'organizzazione, la scuola è stata completamente sepolta dal fango e 242 studenti risultano ancora dispersi. Si tratta di un dato preliminare, destinato a essere aggiornato con il proseguire delle operazioni di ricerca e con il ripristino dei contatti con le famiglie.
La comunità scolastica è stata così coinvolta non soltanto nella perdita della propria struttura, ma nella più ampia tragedia che ha colpito famiglie e territorio.
La distruzione della scuola si inserisce in un quadro molto più ampio. In diverse aree di Nuwakot le infrastrutture essenziali sono state danneggiate: ponti e strade sono stati spazzati via, mentre acquedotti, reti elettriche e impianti idroelettrici hanno subito danni importanti. Questo rende ancora più difficile raggiungere le comunità colpite, garantire acqua sicura e ripristinare i servizi di base.
Cosa succede ora
A una settimana dalla piena le operazioni di ricerca e soccorso continuano e migliaia di persone sono ancora considerate disperse. Le autorità hanno impiegato migliaia di agenti di polizia, personale dell'esercito e squadre di soccorso per raggiungere le aree isolate, recuperare persone e corpi, distribuire beni di prima necessità e liberare strade e infrastrutture.
Il problema non è soltanto raggiungere le comunità colpite: in molti luoghi mancano ancora elettricità, acqua sicura, comunicazioni e accesso ai servizi sanitari. La distruzione delle infrastrutture rende inoltre molto difficile ricostruire rapidamente il quadro completo delle persone coinvolte. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità segnala che le conseguenze dell'evento riguardano non soltanto la mortalità e i feriti, ma anche la continuità dei servizi sanitari e l'accesso ai servizi essenziali.
E l'emergenza meteorologica non è completamente rientrata: le autorità nepalesi hanno emesso nuovi avvisi per un elevato rischio di flash flood nei bacini del Bhotekoshi, del Trishuli e nei fiumi circostanti.
È in questo momento che il lavoro costruito negli anni assume un significato diverso. I progetti di El Comedor non riguardano soltanto la realizzazione di attività o infrastrutture, ma una relazione con una comunità e con le persone che la compongono, un dialogo ed un rapporto diretto con quel territorio che prosegue ormai da anni.
Per questo, mentre continuiamo a raccogliere informazioni direttamente dal Nepal, stiamo cercando di comprendere insieme ai nostri partner locali, volontari e beneficiari, quali siano le necessità più immediate e, successivamente, quali condizioni saranno necessarie per affrontare la ricostruzione successiva.
Non sappiamo ancora quale sarà il percorso né quanto tempo richiederà. Sappiamo però che, quando l'emergenza immediata sarà terminata, la comunità di UPESS e i villaggi limitrofi avranno bisogno di sostegno anche per tutto ciò che verrà dopo.
È su questa fase che vogliamo concentrare il nostro impegno, continuando a lavorare insieme alle persone che in questi anni ci hanno permesso di costruire questo progetto.
Continueremo a raccontare ciò che sta accadendo a Betrawati e a condividere aggiornamenti verificati direttamente dal Nepal.





