UN SIGNIFICATIVO MESSAGGIO SIMBOLICO

Il 18 Aprile, giorno dei Sepolcri, un muro di mattoni ha impedito l’accesso alla chiesa di Santa Maria della Scala a Messina. Si è trattato di un’ azione provocatoria ideata da padre Felice Scalia per richiamare i fedeli aitemi dell’accoglienza e dell’ospitalità.

Per accedere in chiesa  si doveva  entrare  da una porta laterale, percorrendo un sentiero illuminatoda tante candele. Lungo il tragitto erano posti dei cartelli che chiedevano ai fedeli: «Chi cercate?», «Ero straniero, mi hai accolto?».

All’interno della chiesa era allestita una mostra fotografica, accompagnata dalla didascalia «muro di razzismo», accanto alla quale due giovani migranti distribuivano del pane. 

«Siete stati accolti da chi noi non abbiamo accolto», ha precisato padre Scalia «e il muro è la provocazione per riflettere sull’accoglienza e l’ospitalità che noi offriamo agli altri». Il muro di mattoni, alto, spesso, era infatti stato eretto allo scopo di suscitare una domanda: «Sappiamo demolire i muri separatori tra noi, posti come barriere con gli altri, in famiglia, nella società?».

A dare una speranza però c’era la luce retrostante, «intangibile poiché volontariamente interclusa tra l’uscio dell’ingresso principale e il muro». Speranza che andava rafforzata raccogliendo l’invito, una volta dentro la chiesa, a prendere una candela, accenderla e propagare «quella piccola fiammella fino a farla diventare, insieme alle altre, forte fascio luminoso di speranza».

Un’azione simbolica forte, volta a scuotere la coscienza di tanti che, pur dichiarandosi convinti credenti, sembrano aver dimenticato l’autentico messaggio di Cristo. Purtroppo non sono mancati sui social commenti velenosi di condanna e di offesa di questo coraggioso sacerdote. Ne riportiamo uno per per tutti, quello del sito voxnews.info che parla di  “Una blasfema provocazione ideata dal fanatico padre Felice Scalia” e che, dopo aver raccontato la vicenda, conclude, “Negli stessi giorni il tribunale di Marsala condannava un altro sacerdote per violenza sessuale su un profugo“.

Non ci chiedete quale sia il nesso perchè con tutta la buona volontà non siamo riusciti a trovarlo.

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