
Il Parlamento europeo ha approvato nei giorni scorsi la modifica delle procedure previste per la presentazione delle domande di asilo.
1) Saranno imposte procedure accelerate per i richiedenti asilo provenienti da Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia, e dai paesi candidati all’adesione all’UE come Albania, Bosnia ed Erzegovina, Georgia, Macedonia del Nord, Moldavia, Montenegro, Serbia e Turchia: tutti sono infatti considerati paesi di origine sicuri, a meno che in essi non vi sia una situazione di conflitto armato o siano state adottate misure restrittive delle libertà fondamentali. La procedura accelerata ha ovviamente lo scopo di respingere in tempi brevi i richiedenti asilo provenienti da questi paesi.
I paesi UE potranno inoltre designare altri paesi di origine sicuri.
Rimane comunque (per fortuna, possiamo dire) all’autorità giudiziaria nazionale il potere di controllo sul corretto inserimento di un paese nella lista di paesi sicuri, quando i criteri di tale valutazione non sono sufficientemente attendibili, come disposto recentemente dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
2) È stato approvato il Regolamento relativo all’applicazione del concetto di paese terzo sicuro, in base al quale un migrante può essere “rimpatriato” in un paese che non è il suo ma attraverso il quale è passato durante il suo viaggio o nel quale ha dei legami familiari, se esso viene considerato sicuro.
E tra questi, paradossalmente, c’è la Tunisia, dove i diritti dei migranti sono costantemente calpestati, e l’Egitto, dove Giulio Regeni è stato assassinato senza che da parte del governo egiziano ci sia stata alcuna collaborazione per scoprire il colpevole.
3) Entro il 2027 è prevista inoltre la realizzazione di centri di rimpatrio in paesi extraeuropei: i richiedenti a cui non è stato riconosciuto il diritto d’asilo invece di essere collocati in centri per il rimpatrio sul territorio nazionale potranno essere inviati in Hub di un paese terzo considerato sicuro.
Nelle nuove norme europee non vi è alcun riferimento ai blocchi navali presenti invece nel disegno di legge del governo italiano. Ricordiamo che il blocco è tra l’altro vietato dalle Convenzioni internazionali di diritto del mare approvate dalle Nazioni Unite.
Queste modifiche dovranno essere ora approvate dal Consiglio europeo, la qual cosa sembra del tutto scontata.
L’Unione Europea procede quindi in modo inesorabile a smantellare il diritto d’asilo, confermando il continuo tradimento dei propri principi fondativi.