
Scrivere questo articolo proprio durante gli ultimi giorni del mio Servizio Civile mi fa uno strano effetto. Un po' perché rischio di lasciarmi prendere dalla malinconia, un po' perché mi costringe a fermarmi e fare i conti con quello che è stato quest'ultimo anno.
Ho iniziato il mio percorso presso El Comedor Giordano Liva senza sapere bene cosa aspettarmi. O meglio, conoscevo il progetto e le attività previste, ma non potevo immaginare davvero come sarebbe stato viverle, né le persone con cui avrei condiviso questa esperienza. Mi chiedevo se le aspettative che mi ero costruita sarebbero state confermate o se, invece, ne sarei rimasta delusa.
Mi sono resa conto fin da subito che le attività sarebbero state molto eterogenee. Il progetto è iniziato durante l'estate e i primi mesi sono stati scanditi soprattutto dalle formazioni in presenza, che mi hanno coinvolta in laboratori e modalità di lavoro completamente nuove per me. Sono stati momenti che mi hanno insegnato quanto partecipare attivamente significhi mettersi in gioco e uscire dal ruolo di semplice spettatrice.
Con l'inizio dell'anno scolastico è arrivata anche l'esperienza che, probabilmente, porterò con me più a lungo: la Scuola di Italiano per Migranti. Mi ci sono avvicinata in punta di piedi, con insicurezza: mi sembrava una grande responsabilità insegnare a persone adulte e, soprattutto, a persone che si trovano a vivere una condizione di particolare fragilità.
Quelle paure, però, si sono ridimensionate poco alla volta. Il corso di formazione "Lo Zaino dell'Insegnante", organizzato dall'Associazione, mi ha fornito strumenti e conoscenze sull'insegnamento dell'italiano L2 a migranti adulti, ma ancora più importante è stata l'esperienza quotidiana in classe. Ho capito che non serve sapere già tutto per poter dare un contributo: serve avere voglia di imparare, ascoltare e mettersi in discussione. Insegnare è stato arricchente dal punto di vista umano. Mi ha permesso di impegnarmi in un ambito, quello dell'accoglienza e dell'integrazione, che sento particolarmente vicino, e di costruire con gli studenti rapporti diversi, autentici e personali.
Durante l'anno ho avuto anche l'opportunità di conoscere più da vicino il mondo della cooperazione internazionale, in particolare attraverso il progetto che El Comedor porta avanti in Nepal, osservando e, quando necessario, affiancando Chiara, coordinatrice della cooperazione internazionale. Prima di questa esperienza immaginavo la cooperazione soprattutto come un insieme di valori e ideali; oggi so che è anche fatta di progettazione, ricerca di bandi, documentazione, aspetti burocratici e lavoro costante. Ho imparato che dietro ogni progetto ci sono organizzazione e capacità di tenere insieme visione e concretezza.
Insieme alla mia compagna di Servizio Civile, Milagros, ho avuto la possibilità di organizzare eventi a sostegno dei progetti dell’associazione e di collaborare e confrontarmi con molte delle persone che ne fanno parte. Ognuna con il proprio carattere, le proprie competenze e il proprio modo di contribuire, ma tutte accomunate dal desiderio di dedicare tempo ed energie a una realtà in cui credono. È stato proprio questo confronto a farmi capire quanto un’associazione viva delle relazioni tra le persone e della capacità di lavorare insieme.
Le attività svolte durante quest'anno sono state in realtà molte di più: organizzare l’artigianato proveniente da Perù e Nepal, fino a imparare a utilizzare diverse piattaforme, come Canva o il gestionale per la contabilità. Sarebbe lungo descriverle tutte, ma so che anche attraverso questi compiti più pratici ho avuto l’impressione di partecipare alla vita dell’associazione e di contribuire, nel mio piccolo, al suo funzionamento quotidiano.
Se dovessi scegliere una sola cosa che questo anno mi ha insegnato, direi questa: non aspettare di sentirsi perfettamente pronti prima di iniziare. Ho capito che si impara facendo, osservando, sbagliando e mettendosi in discussione. E che, allo stesso tempo, è fondamentale confrontarsi e collaborare con altr*. È una consapevolezza che porterò con me anche oltre il Servizio Civile. E sono contenta di aver fatto parte di un progetto che cerca, concretamente, di garantire diritti fondamentali come l’istruzione, la nutrizione e l’integrazione.
Ripensando alla domanda che mi ero fatta all'inizio, oggi posso dire di non essere rimasta delusa: questo anno mi ha lasciato competenze, relazioni e una maggiore fiducia nelle mie capacità, che sono certa continueranno ad accompagnarmi.
Vorrei infine ringraziare tutte le persone che fanno parte dell’associazione, ma in particolare Nicola, nostro OLP e coordinatore della scuola di italiano, che ci ha accompagnato durante tutto l’anno con attenzione. Ho apprezzato molto la sua capacità di guidarci, dandoci allo stesso tempo fiducia e autonomia. Ho trovato importante il suo modo preciso di lavorare, ma anche la capacità di starci accanto in modo umano e di portare, quando necessario, un po’ di leggerezza nei momenti di condivisione.
Ringrazio anche Chiara, presenza altrettanto costante, che mi ha dato l’opportunità di affiancarla e di “sbirciare” nel mondo della cooperazione, e di cui apprezzo davvero l’energia e la determinazione, così come la capacità di portare avanti le sue idee con combattività.
Un ringraziamento speciale va infine a Milagros, per aver condiviso con me questo percorso. Mi sento molto fortunata ad averla avuta come compagna di Servizio Civile: il confronto con lei è stato anche un’occasione di scambio, oltre che umano, culturale. Ho apprezzato il suo carattere dolce, calmo e solare, e insieme abbiamo trovato un nostro equilibrio e un modo di collaborare fatto anche di intese silenziose, per nulla scontate.
Francesca.